Intervento della capogruppo dell’Unità di sinistra Lisa Boscolo.
Cara Presidente, cara Martina,
caro Sindaco, caro Mario, cari municipali,
care colleghe e cari colleghi,
intervengo a nome del gruppo che rappresento per portare il nostro appoggio al messaggio e per commentare politicamente la strategia e la visione contenute in questo preventivo 2026.
Sarà un intervento volutamente politico: citerò poche cifre e poche micro-misure, per concentrarmi sulle visioni di fondoche da tempo ci accompagnano.
Questo preventivo non è una fotografia istantanea dell’anno che ci aspetta. È piuttosto un fotogramma di una pellicola, una pellicola che segue uno sviluppo ben preciso.
È la pellicola di un Municipio che ha scelto la via della crescita della città, di uno sviluppo socio-economico fatto di piccoli passi ma anche di grandi investimenti, capaci di plasmare il futuro, creare posti di lavoro, migliorare la qualità di vita e valorizzare il territorio dal punto di vista naturalistico e storico — penso, ad esempio, alla Fortezza, di cui discuteremo il prossimo anno.
Una visione che, purtroppo, manca a livello cantonale. Un Cantone che non ha una strategia di sviluppo economico, che taglia, risparmia, sgrava fiscalmente riducendo le entrate e che troppo spesso finisce per riversare costi e responsabilità sui Comuni.
Come sapete, anche sul fronte cantonale siamo in piena sessione di Gran Consiglio e in piena discussione del preventivo. Il paragone tra i due documenti — pur tenendo conto delle differenze istituzionali — è inevitabile.
E lo dico apertamente: vorrei che il Cantone avesse lo stesso spessore, lo stesso coraggio e la stessa lungimiranza che oggi dimostra la nostra Città.
Naturalmente non tutto è perfetto. A volte si arriva in ritardo, a volte si è frenati da ricorsi, da interlocutori esterni come il Cantone, oppure da scelte di priorità o da una certa prudenza.
Negli ultimi anni abbiamo visto molta prudenza nel contenimento della spesa e un freno — a nostro avviso preoccupante — in particolare nella gestione del personale e in alcuni settori in stretto contatto con al cittadinanza come le scuole. Come Unità di sinistra lo abbiamo detto più volte.
La nostra preoccupazione rimane, anche se questo non è il peggiore dei preventivi. Abbiamo sempre più la sensazione che il Comune stia progressivamente perdendo la sua conduzione pubblica, avvicinandosi a una gestione quasi aziendale.
Sia chiaro: non ho pregiudizi verso una conduzione industriale o manageriale… per le aziende. Ma lo Stato non è un’azienda. E non può funzionare come tale. Il suo scopo è il bene pubblico, il bene collettivo, e questo a volte sembra passare in secondo piano.
Ed è qui che arriviamo alla gestione del personale.
Se dovessi scegliere una parola simbolo di quest’anno — dopo “Fortezza” o “Lego” — sarebbe “assenteismo”.
C’è stato un grande polverone mediatico sul tasso di assenze tra i dipendenti comunali: prese di posizione, articoli, inchieste giornalistiche. Un tasso che risulterebbe il doppio della media nazionale. Panico generale.
In effetti viviamo in un contesto in cui le statistiche mostrano un aumento delle malattie psicosociali, soprattutto in Ticino, legate al lavoro. Il lavoro stressa, logora, fa ammalare. Dovremmo dunque chiederci se i ritmi siano troppo esigenti, se il clima sia invibile anche da noi. In un settore questo purtroppo è accaduto — e va riconosciuto che il Municipio è intervenuto per invertire la rotta.
Secondo il Mind Health Study 2024, in Svizzera:
- circa il 17% è già stato assente per motivi di salute mentale,
- il 33% presenta alti livelli di stress o ansia,
- quasi la metà soffre di disturbi del sonno o di concentrazione.
Davanti a questi dati, la domanda non dovrebbe essere solo quanto costa l’assenza, ma se il Comune — sempre più gestito come un’azienda — sia davvero un luogo di lavoro sano.
Invece, il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sull’impatto finanziario. Che è un tema, certo, ma non può essere l’unico.
Si parla di rafforzare una cultura aziendale più solida, di motivazione e appartenenza. Ma non basta un care manager — di cui, lo ammetto, faccio ancora fatica a comprendere il ruolo — o un progetto SUVA. Servono altre strategie di benessere del personale.
Ma forse dovremmo relativizzare un zic: il Comune gestisce quattro case per anziani (cinque con la Greina), 171 sezioni tra scuola dell’infanzia ed elementare, con oltre 3’200 allieve e allievi. Luoghi in cui virus, germi e batteri circolano inevitabilmente.
Come pensiamo di eliminare le assenze da malattie stagionali? Il care manager che distribuisce vitamine a tutti i dipendenti? Con telefonate da aprte del care manager al terzo giorno di malattia per aumentare ancora di più lo stress? Questa ossessione, che evidentemente ho caricaturato, per l’efficienza permanente, la performance non è un buon segnale per un ente pubblico.
Affrontiamo l’assenteismo in modo sistemico. Cerchiamo le cause collettive, non colpevolizziamo il singolo dipendente.
Concordiamo sulla necessità di formare i quadri. Ma servono formazioni serie: sul benessere dei collaboratori, sul mobbing — dopo quanto emerso nel settore sociale è urgente — sulle molestie. Ricordo che uno studio recente indica che una donna su due ha subito molestie sul posto di lavoro.
E permettetemi su questi corsi ancora qualche parola diciamo critica: siete sicuri che i corsi a cui fate partecipare i vostri dirigenti siano tutti adeguati? Alcuni, francamente, stando a quanto abbiamo appreso, sembrano avere delle basi scientifiche discutibili, come quelli che propongono di attribuire un colore ai dipendenti e a comunicare in base a quel colore. Quel dipendente è rosso, quello blu…
I dirigenti del comune sono professionisti al servizio delle istituzioni e della cittadinanza, non dei manager che devono adottare strategie di gestione aziendale delle risorse umane.
La formazione è fondamentale, ma deve essere di qualità, e deve riguardare anche l’intero personale, la crescita professionale e le possibilità di carriera. Su questo torneremo.
Se vogliamo parlare davvero di assenteismo, allora parliamo di politiche sociali e familiari. È da anni che come Partito socialista lo diciamo.
Sono stati fatti passi avanti sugli spazi extrascolastici, in particolare sulle mense — e questo va riconosciuto. Ma non basta ripetere che dal 2017 al 2026 questo è stato l’unico intervento strutturale. (son quasi 10 anni)
Manca una strategia chiara. Mancano asili nido, doposcuola, strutture diffuse sul territorio e accessibili economicamente. Parlate con le famiglie, con le assemblee dei genitori.
non absta fare studi su studi per dire che state lavorando sulla questione. Gli studi sono utili, certo, ma nel frattempo le famiglie aspettano, si stressano, si arrangiano, si indebitano. I bisogni sono adesso, non domani.
Per questo ribadiamo: il Comune deve assumersi fino in fondo la sua missione pubblica.
L’anno prossimo speriamo di votare sulla nostra proposta di asili nido pubblici, gestiti dal Comune, con tariffe proporzionate al reddito. Pubblici, lo ripeto volutamente.
La maggioranza oggi non la sostiene. Nessuna paura: non ci arrendiamo. Siamo pronti a scendere in piazza e a raccogliere firme, perché i bisogni delle famiglie non possono più aspettare. I numeri della crescita demografica sono persone, sono vite, sono bisogni.
Un ultimo tema fondamentale: gli anziani e il settore delle cure.
La popolazione invecchia, la spesa cresce, il settore è sotto pressione da anni. Mancano professionisti, il carico di lavoro aumenta, lo stress pure.
La crisi delle cure non può più essere liquidata dicendo “è competenza del Cantone” o “della Confederazione”. Quando un problema colpisce direttamente la vita delle persone, anche la Città deve intervenire.
Per questo condividiamo la necessità di porre il tema al centro, come fa l’MPS con il suo emendamento. Non ne condividiamo la formulazione e per questo ci asteniamo, ma siamo disponibili a lavorare insieme per soluzioni concrete.
Lo stesso vale per l’emendamento sul rincaro: i calcoli non ci convincono, ma il principio sì. Crediamo nel ruolo dello Stato nel compensare l’aumento del costo della vita — un principio purtroppo ignorato in Ticino, dove i salari sono già tra i più bassi della Svizzera.
Emendamento moltiplicatore
Concludo tornando al tema dei colori.
Il mio colore è rosso. Rosso socialista, forse rosso frustrazione, ma soprattutto rosso come lo stemma di Bellinzona, che ci ricorda la funzione dello Stato e del bene pubblico, che a volte dimentichiamo.
Bellinzona deve esserci per la sua popolazione. Non può lasciare indietro nessuno, soprattutto in tempi di crisi. Dobbiamo pensare ai bisogni del presente e del futuro, all’andamento demografico e alla crisi climatica: due delle sfide più importanti che come Comune dobbiamo affrontare con coraggio e responsabilità.
Grazie.

