Martina Minoletti, Unità di Sinistra. Intervento a sostegno della proposta di risoluzione
Presidente, sindaco, municipali, colleghe e colleghi di Consiglio comunale, mi collego alle parole del compagno Ay, che ha illustrato con chiarezza il contenuto della risoluzione che abbiamo presentato come Unità di Sinistra. Intervengo partendo da un punto per noi fondamentale: anche se siamo in ritardo, è indispensabile rompere il silenzio.
Da troppo tempo in Palestina si muore sotto le bombe. Si muore di fame. Si muore di sete. Si muore in silenzio. Si muore: sotto gli occhi di tutte e tutti noi. Muoiono donne, bambine, bambini, uomini. E secondo l’ONU si rischia una carestia senza precedenti. Davanti a tutto ciò, quello che oggi fa ancora più male è il silenzio delle istituzioni, è il silenzio della politica.
Ed è proprio nel contesto illustrato che sono arrivate le parole del consigliere federale Ignazio Cassis. Parole che non solo sono gravi, inaccettabili e vergognose, ma profondamente irresponsabili. Parlare di “guerra dell’informazione”, dichiarare che “non dobbiamo cadere troppo facilmente nel tentativo di credere a ciò che più ci sembra plausibile” o altre affermazioni del genere, mettere sullo stesso piano l’aggressore e l’aggredito, significa rinunciare al dovere morale e politico della posizione che copre all’interno del Consiglio federale. Significa, nei fatti, coprire i crimini, come questo genocidio in atto, con la neutralità.
Ma la neutralità non è cecità. Non è equidistanza. Non è complicità. La neutralità, se vuole essere credibile, deve fondarsi su un principio saldo: la difesa del diritto internazionale, dei diritti umani, della protezione dei civili. Quello a cui la Svizzera dovrebbe attenersi.
Non lo diciamo solo noi, come Unità di Sinistra. Lo dicono più di duecento collaboratori e collaboratrici del DFAE, che hanno espresso in modo esplicito il loro disagio nei confronti delle parole del ministro. Lo dicono numerosi ex ambasciatori svizzeri, che hanno scritto una lettera pubblica per chiedere una condanna chiara delle operazioni israeliane. Lo dicono più di 80 organizzazioni e personalità rilevanti, lo ha detto l’ex consigliere federale Joseph Deiss invitando il governo federale a condannare chiaramente i crimini, lo dicono le ONG, le università, gli operatori umanitari, le piazze piene in tutto il mondo, lo dicono gli attivisti e le attiviste partiti per la marcia verso Gaza qualche giorno fa.
Anche il Consiglio comunale di Bellinzona può avere il coraggio di prendere posizione. Perché ogni istituzione democratica ha il compito di esprimere valori, di dare voce a chi non ce l’ha, di rompere il silenzio. Quando i diritti umani vengono violati in modo sistematico e impunito, il silenzio delle istituzioni diventa complicità. E se non siamo capaci di affermare la nostra umanità nemmeno da qui, da dove dovremmo farlo?
Approvare questa risoluzione significa dire che la vita delle persone conta più del silenzio. Che la coerenza vale più del calcolo. Che la neutralità svizzera non può essere il pretesto per voltarsi dall’altra parte. Approvare questa risoluzione significa dire che non ci abituiamo all’orrore. Che, anche se siamo in ritardo, non restiamo indifferenti di fronte all’ingiustizia. Vuol dire fare la nostra parte. Ma più di tutto significa restare umani.
Risoluzione “Solidarietà al popolo palestinese” approvata dal Consiglio comunale
La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori
palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, e su Israele ha documentato di recente le
sistematiche violazioni di diritti umani commesse nei Territori occupati da parte dello Stato di
Israele contro il popolo palestinese perpetuando un sistema di oppressione. L’inchiesta dell’ONU
accusa inoltre Israele esplicitamente di aver compiuto “atti di genocidio” nella Striscia di Gaza.
Impedire l’accesso agli aiuti umanitari essenziali costituisce una grave violazione del diritto
internazionale umanitario. Stiamo parlando di più di 53’000 morti tra cui migliaia di bambini, oltre
14:000 minori a rischio di morte per fame a causa del blocco degli aiuti, il 90% della popolazione
civile sfollata, oltre il 60% degli edifici nella Striscia di Gaza distrutti o danneggiati, compresi
ospedali e scuole.
Tutto ciò non può lasciarci indifferenti: siamo coscienti che il popolo palestinese si trova in una
situazione umanitaria catastrofica e che il conflitto rischia anche di allargarsi a paesi vicini, siamo
altresì consapevoli della solidarietà che il popolo svizzero ha più volte manifestato anche nelle vie
della nostra Città. Il Consiglio Comunale di Bellinzona invita il Municipio, alla luce di ciò, a farsi
portavoce – come altre città svizzere hanno già fatto – di un appello urgente al Consiglio federale
affinché, accanto a una condanna esplicita della politica di Israele:
- rivendichi presso le autorità israeliane l’immediato cessate il fuoco e l’ingresso degli aiuti umanitari
- sblocchi i fondi umanitari dell’UNRWA
- interrompa il commercio di armi e di componenti atti a fabbricare sistemi d’arma nonché ogni cooperazione militare con Israele;
- interrompa la cooperazione accademica e di ricerca con le università militari israeliane o con quelle direttamente legate alle forze armate di Israele;
- coerentemente con la nostra neutralità che ci impone un ruolo di mediazione diplomatica è opportuno che accanto allo Stato di Israele sia riconosciuto ufficialmente anche lo Stato di Palestina.
Per il gruppo “Unità di Sinistra”
Massimiliano Ay e Alessandro Lucchini (Partito Comunista)
Martina Malacrida e Martina Minoletti (Partito Socialista)

