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Discorso di Martina Malacrida al Congresso PS di Rivera – 16 Giugno 2019

Care Compagne,

cari compagni,

vorrei innanzitutto ringraziare la commissione elettorale e la direzione per avermi scelto per partecipare a questa campagna politica. Non sono la più giovane ma probabilmente la meno conosciuta.

Mi permetto quindi di presentarmi brevemente: vivo a Bellinzona, sono sposata e mamma di due figli, mi sono laureata in storia del cinema e in storia contemporanea, in seguito ho ottenuto un master in etica e Medical Humanities e un diploma cantonale di giornalismo. Ho lavorato per una decina di anni al Locarno Film Festival quale responsabile della sezione Open Doors, il settore che si occupa del cinema del Sud e dell’Est del Mondo. Da una decina di anni lavoro alla Fondazione Sasso Corbaro di Bellinzona, e parallelamente mi occupo di progetti di cooperazione culturale in Burkina Faso e in Palestina. Sono anche vice presidentessa dell’associazione Dare- diritto a restare che si dedica all’accoglienza di migranti. Inoltre faccio parte del consiglio Regionale della Corsi.

La migrazione, l’accoglienza e la cultura sono i temi a me più cari, che sviluppo nella mia attività quotidiana e che esprimono pure la mia identità ideologica. A tal proposito, mi sento di dire che a livello federale unicamente l’UDC, con accezione negativa, ha quale tema prioritario l’immigrazione e l’asilo, e che però considero una realtà molto positiva il fatto che uno dei 7 temi della congiunzione rosso verde ticinese sia proprio quello di mirare a una politica migratoria attenta alle fasce più deboli. Infatti è importante non lasciare l’iniziativa e il campo libero alle pericolose ideologie populiste e demagogiche dell’UDC, ma batterci con la nostra voce e con quella di chi non può o non riesce a manifestarsi, affinché l’accoglienza sia un dovere la volontà di uno stato civile e democratico.

L’immagine che vedete alle mie spalle è tratta da un film senegalese intitolato Felicité che è anche il nome della protagonista. La dignità di Felicité (Felicità) è di tutte le donne, le madri e anche degli uomini ma può essere garantita solo attraverso l’acquisizione dei diritti fondamentali, della giustizia sociale e della cultura. E qui aggiungo: ma a cosa serve la cultura? Come dice la grande scrittrice nigeriana Chimamanda Adichie nel libro “Dovremmo essere tutti femministi”:… fondamentalmente , lo scopo della cultura è assicurare la protezione e la continuità di un popolo. La cultura non fa le persone. Sono le persone che fanno la cultura…” Sono le persone, sottolineo anche io, che sono importanti ed essenziali e quindi uno dei nostri scopi è anche quello di essere sempre a fianco delle persone ultime , contro la paura e per i diritti di tutti. Il senatore italiano Luigi Manconi sostiene che…bisogna parlare dei diritti degli ultimi, perché solo l’affermazione piena delle garanzie per ultimi e penultimi consente che a godere dei diritti sia l’intera cittadinanza

Vorrei avvicinarmi alla conclusione di questo mio breve intervento citando la parte finale di una poesia della poetessa greca Niki Giannari direttamente impegnata nel sostegno e nella difesa dei migranti raccolti nei campi profughi del suo paese, edito da Casagrande e intitolata “Degli spettri si aggirano per l’europa – Lettera da Idomeni”.

“Apolidi, senza casa.

Sono là.

E ci accolgono

generosamente

nel loro sguardo fuggitivo.

Noi, gli smemorati, gli accecati.

Passano e pensano a noi.

I morti che abbiamo dimenticato,

gli impegni che abbiamo preso e le promesse,

le idee che abbiamo abbracciato,

le rivoluzioni che abbiamo fatto,

i sacramenti che abbiamo negato,

tutto questo è tornato con loro

Ovunque tu guardi nelle vie

o nei corsi dell’occidente,

si fanno strada: questa processione sacra

ci guarda e ci attraversa.

Ora silenzio.

Che tutto si fermi.

Passano.”

E come dice la canzone da me scelta, Talking about a Revolution di Tracy Chapman …”Non lo sai…stiamo parlando di una rivoluzione… sembra un

sussurro…” Che la nostra rivoluzione sia veramente a nome di tutti e non solo un sussurro.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.