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Da noi è tutta un’altra cosa

L’anno nuovo è iniziato com’è terminato quello passato: tira un forte vento. E le raffiche, si sa, non si fermano ai confini e invadono il nostro Ticino il quale, per situazione geografica, storia e cultura è particolarmente esposto alle influenze esterne.

Non mi soffermerò in questa occasione sul vento gelido, cupo e nero, dai diversi nomi - spesso impropri e parziali - di “sovranismo”, populismo, neo-fascismo, ultra-destra, leghismo che scuote le vite di molte persone in tutto il mondo.

Piuttosto, m’incuriosisce un altro vento esotico, che dall’Europa e dal mondo intero soffia fino dalle nostre parti e porta l’annuncio della crisi ineluttabile di tutti i partiti socialisti. Così, anche a livello nostrano, sono tutti o quasi concordi con pronostici negativi per il Partito socialista in vista delle prossime elezioni cantonali: l’estrema sinistra che spera di guadagnare qualche punto percentuale, i liberal-liberisti del Plrt (dove sono finiti i radicali?) che vogliono la poltrona del Decs e l’estrema destra Udc-lega (ormai senza quasi più anima sociale)  che spera di continuare a pescare nel disagio e nella paura. Ma anche molti militanti e simpatizzanti di sinistra che esprimono legittimamente i propri timori. Un paragone tra sinistre europee e svizzere che sembra talmente facilmente riproposto con acritica convinzione che puzza molto di “fake-news”.

Infatti non è così! Il Partito socialista svizzero e ticinese sono molto diversi dalle sinistre socialdemocratiche europee. E questo per almeno due motivi.

Il primo è piuttosto banale. In Svizzera il Partito socialista e la sinistra in generale non hanno mai “governato” a livello federale o cantonale. Non sono mai stati neanche vicini ad avere una qualsiasi maggioranza nei vari parlamenti. Pur essendo forza di governo nella misura di 1/5 a livello cantonale e 2/7 a livello federale, il Partito socialista non ha mai potuto essere decisivo per fermare le privatizzazioni, le delocalizzazioni, i tagli alla spesa pubblica, l’austerità e le riforme che hanno ridotto le sicurezze e i diritti sociali ovunque. Seppure in maniera costruttiva e in dialogo con le altre forze, ha sempre dovuto, suo malgrado, essere una forza di vera opposizione portando avanti delle posizioni spesso di minoranza.

Come purtroppo è ancora minoritaria la consapevolezza che la difesa del livello dei salari è la priorità numero uno in Ticino. Quelli minimi che devono permettere di essere indipendenti dagli aiuti sociali, ma anche quelli degli impiegati di commercio, degli artigiani, dei contadini, degli assicuratori, dei docenti, … quelli di tutti! L’area rosso-verde sarà forse divisa elettoralmente, ma in maniera compatta non ha mai creduto alla favola della necessità di cedere alla concorrenza dei salari (tradotto: accettare la diminuzione/stagnazione dei salari) per difendere l’economia e i posti di lavoro. Un esempio concreto è l’accordo quadro con l’UE: nessun accordo senza misure di salvaguardia dei salari e del mercato del lavoro!

Il secondo motivo è più legato ai valori. Illuminanti le parole pronunciate da Fabio Pusterla al congresso del PS del 18 novembre 2018. “Colui con cui spezzo il mio pane è il mio compagno: e l’immagine è così bella e forte, la parola così ricca di significato evidente, che tutti coloro che la avversano la invidiano anche, e per questo la irridono appena possono (…): perché si sente rimbombare, in questa semplice parola, qualcosa di grande”.

La condivisione del pane, del benessere, la difesa dei diritti fondamentali, la solidarietà tra esseri umani, la possibilità di uscire in strada senza vergogna, il diritto a sognare, essere degni dello spazio, del luogo in cui viviamo, la difesa della sicurezza sociale. Non sono ideologie vecchie, ma grandi valori universali che parlano a tutti, a prescindere dalla convinzione politica.

Anche per questo il Partito socialista svizzero è in salute e in numerose città confederate è addirittura vincente.

Che ne dite? Perché non ascoltiamo anche in Ticino questo vento che, come succede spesso succede dalle nostre parti, spira da nord?