di Michele Egloff, consigliere comunale
(pubblicato su laRegione il 15 settembre 2026)
C’è un’immagine di Bellinzona che da quasi due secoli viaggia nel mondo. È l’acquarello che William Turner dipinse nel 1842, raffigurando i castelli che dominano il borgo medievale. L’opera, oggi alla National Gallery of Ireland, è passata negli anni dalle sale della Tate Britain al Kunsthaus di Zurigo. Accanto, una didascalia: «Bellinzona, Switzerland, with the Fortresses of Uri, Schwyz and Unterwalden». Un dettaglio, forse. Ma anche la dimostrazione di quanto il patrimonio della nostra città abbia saputo parlare al mondo.
I castelli non hanno bisogno di essere «ribattezzati». Sono già parte dell’identità di Bellinzona e continueranno a esserlo. La questione sulla quale siamo chiamati a esprimerci il 27 settembre è un’altra: vogliamo finalmente investire per fare di questo patrimonio un motore di cultura, turismo e sviluppo?
Il progetto Fortezza offre una risposta concreta. Il credito permetterà di intervenire sui manieri, sulla murata e sulla cinta muraria, migliorandone conservazione, accessibilità e fruibilità. Ma soprattutto consentirà di rinnovare e ampliare gli spazi espositivi e di aggiornare l’offerta museale. Non si tratta dunque di un’operazione cosmetica, bensì di dare nuova vita a un patrimonio che l’UNESCO ha riconosciuto di valore universale.
E qui sta il punto. Bellinzona non può accontentarsi di essere una fotografia scattata da visitatori di passaggio. Deve diventare una destinazione. Una città nella quale valga la pena fermarsi, pernottare, mangiare, assistere a uno spettacolo, visitare una mostra, partecipare a un evento.
Le premesse ci sono già: il Teatro Sociale, i festival, il mercato cittadino, l’offerta enogastronomica, le passeggiate e le numerose iniziative culturali della città e della regione. La Fortezza può diventare il filo che unisce queste proposte e rafforza l’attrattività dell’intero territorio.
In tempi di incertezza, investire significa anche assumersi una responsabilità. Il settore pubblico deve avere il coraggio di guardare oltre l’immediato e creare le condizioni perché anche quello privato torni a investire, nei commerci, nell’ospitalità e nell’economia locale.
Il 27 settembre saremo chiamati a decidere se il nostro patrimonio debba restare solo un tesoro da ammirare o diventare anche una risorsa da vivere e valorizzare.
Io credo nelle possibilità di Bellinzona. E credo nei Bellinzonesi. Per questo voterò sì.

